Birre Blonde Ale: storia, ingredienti, caratteristiche di stile

Solitamente siamo abituati a immaginare il patrimonio brassicolo internazionale suddiviso in compartimenti stagni, con le varie culture birrarie (anglosassone, belga, tedesca, americana) che vivono di vita propria insieme agli stili e alle consuetudini che le caratterizzano. In realtà, sin da tempi remoti esiste un continuo scambio tra le diverse scuole produttive, che influenza in maniera decisiva i gusti dei consumatori e le abitudini dei birrai.

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L’esempio più celebre è quello delle Pils, che a cavallo tra il XIX e il XX secolo modificarono per sempre il mercato della birra. La loro affermazione a livello internazionale spinse i birrifici di tutto il mondo a creare produzioni simili, fino alla nascita di nuove tipologie: è proprio sull’onda del successo delle Pils e delle Lager chiare, ad esempio, che comparvero le Helles in Germania e, decenni dopo, le Cream Ale negli Stati Uniti. Anche la peculiare cultura brassicola del Belgio non rimase immune al fenomeno, tanto che oggi è pacifico ritenere che il locale stile delle Blonde Ale nacque come risposta alla dilagante diffusione delle basse fermentazioni di colore dorato.

Gli ingredienti

Ovviamente la risposta dei birrai belgi fu influenzata dalla loro filosofia produttiva, al punto che trovare punti in comune tra una Pils (o una Lager chiara) e una Blonde Ale è più difficile di quanto la premessa possa suggerire. Innanzitutto siamo al cospetto di birre ad alta fermentazione, tipiche della cultura brassicola del Belgio: i ceppi utilizzati sono dunque della specie Saccharomyces cerevisiae e contribuiscono alla definizione del profilo aromatico grazie alla produzione di esteri e fenoli. Nelle “cugine” a bassa fermentazione l’impatto del lievito in termini aromatici è invece pressoché nullo.

La base fermentescibile è costituita in gran parte da malto Pils, solitamente integrato da malti aromatici. I luppoli utilizzati spesso appartengono a classiche varietà europee, come Saaz, Styrian Glondings e East Kent Goldings, e solo raramente sono di origine belga.

In alcuni casi le Blonde Ale prevedono anche l’aggiunta di spezie (coriandolo, scorze di agrumi, zenzero, ecc.), ma il loro apporto aromatico deve restare in sottofondo e non coprire le caratteristiche organolettiche provenienti dagli altri ingredienti. Spesso e volentieri, le note speziate che riscontriamo all’interno di queste birre derivano dal lievito e non da altri elementi.

Le caratteristiche

Nonostante le numerose differenze, le Blonde Ale condividono con le Pils alcune peculiarità di base: sono ovviamente birre chiare di colore dorato, ma soprattutto tendono a essere molto facili da bere e ben bilanciate, pur non rinunciando a mostrare un certo carattere. Il loro ventaglio aromatico risulta infatti molto più “pulito” rispetto ad altri stili del Belgio, sostanzialmente perché l’apporto del lievito in termini di esteri e fenoli è più contenuto.

In generale la scuola brassicola belga si distingue per stili birrari più alcolici rispetto alla media degli altri paesi. Le Blonde Ale non fanno eccezione: se le Pils si trovano tra il 4,2% e il 5,8%, le “cugine” del Belgio partono dal 6% per raggiungere tranquillamente il 7,5%. Ciononostante riescono a nascondere abilmente il loro contenuto alcolico non indifferente.

La differenza con altri stili

Come suggerisce il nome, una versione più forte delle Blonde Ale è rappresentata dalle Belgian Golden Strong Ale. Nonostante oggi siano considerati due stili separati, la loro origine è comune: solo col tempo, dalla tipologia di partenza sono state distinte varianti più o meno alcoliche che hanno acquisito dignità propria differenziandosi anche per sfumature a livello organolettico. Un altro stile vicino alle Blonde Ale è quello delle Tripel, che tuttavia risultano più forti, amare e secche.

L’evoluzione dello stile

Rispetto a tanti stili tradizionali del Belgio - come quelli acidi o nati all’interno dei monasteri trappisti - le Blonde Ale sono una tipologia comparsa in tempi relativamente recenti. Oggi esistono sul mercato diverse interpretazioni di questo stile; alcune di loro, però, hanno perso molto del carattere originale per rincorrere un bacino sempre più ampio di consumatori – strategia spesso dettata dall’intromissione di nuovi player internazionali. Per questa ragione, molte Blonde Ale nel tempo sono diventate sempre più dolci.

Negli ultimi anni sono, tuttavia, comparsi sul mercato prodotti di piccoli birrifici, che hanno cercato di reinterpretare la tipologia in maniera più moderna e senza assecondare le richieste di un mercato eccessivamente ampio.

Conclusioni

Le Blonde Ale costituiscono un importante stile della cultura brassicola belga, relativamente giovane e spesso trascurato. Rappresentano il modo in cui i birrai belgi hanno cercato di replicare, secondo le loro consuetudini e il loro gusto, il successo delle Pils in tutto il mondo. Oggi questa tipologia, che merita di essere riscoperta, incarna la capacità dei birrai del Belgio di mantenere pulizia e facilità di bevuta anche in un’alta fermentazione dal discreto contenuto alcolico.


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