Alla scoperta di una belgian strong ale: storia e ingredienti

Il Belgio è un piccolo grande paradiso birrario. A posteriori, è quasi incredibile rilevare quante tipologie diverse di birra si siano sviluppate in una nazione così piccola e storicamente influenzata dalle vicine superpotenze europee. Eppure proprio questa posizione geografica le ha permesso da una parte di assorbire le dinamiche provenienti dall’esterno, dall’altra di creare una propria identità che si ritrova nella birra come in altri aspetti socio-culturali del Paese.

 

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Il patrimonio brassicolo del Belgio vive di alcune peculiarità difficilmente riscontrabili altrove, tra cui una storica propensione verso birre forti e complesse laddove altre realtà (Inghilterra, Germania ad esempio) prediligono invece produzioni leggere e facili da bere. Inoltre, i birrai belgi sono difficilmente inquadrabili in confini ben definiti: amano sperimentare, ricorrere a spezie e in generale intendono la bevanda in maniera molto personale.

Belgian Strong Ale: le variazioni di stile

Il risultato di queste due tendenze è che molte birre belghe sono di difficile catalogazione e in genere vengono fatte rientrare nella famiglia delle Belgian Strong Ale: creazioni forti e dal ricco profilo aromatico, ma che vengono consumate con una certa regolarità dalla popolazione, soprattutto quella con qualche anno in più sulle spalle. È chiaro che i criteri che definiscono questa tipologia sono molto labili, ma è una soluzione inevitabile per non mortificare la grande creatività dell’arte brassicola locale.

La necessità però di definire qualche limite in più ha spinto nel tempo a scindere questa grande famiglia in due entità diverse: Belgian Golden Strong Ale e Belgian Dark Strong Ale. La suddivisione non è solo in termini cromatici, giacché esistono delle differenze organolettiche ben precise sebbene la “filosofia produttiva” alla base dei due stili sia pressoché identica.

C’è poi una motivazione “anagrafica” alla base della distinzione, poiché le Strong Ale chiare nacquero in tempi più recenti (dopo la Prima Guerra Mondiale) come risposta alla crescente popolarità delle Pils. In questa sede ci occuperemo delle Belgian Dark Strong Ale.

Belgian Dark Strong Ale: caratteristiche di stile

Il nome dello stile riassume tutte le peculiarità di queste birre: sono infatti tendenzialmente scure, piuttosto alcoliche, realizzate con lievito ad alta fermentazione e di tipo “belga”. Analizziamo ogni aspetto individualmente.

Innanzitutto il termine “dark” non va considerato con l’accezione di “nero”, come se ci riferissimo a una Stout. Si intende invece che sono birre più scure delle Belgian Golden Strong Ale: il ventaglio cromatico può dunque andare dall’ambrato carico fino al marrone ramato intenso, ma mai superare questo estremo.

Il contenuto alcolico di norma è decisamente elevato, con un range stabilito tra l’8% e il 12% (ma in teoria potrebbe spingersi ben oltre). Sono ovviamente birre ad alta fermentazione – il Belgio è una delle nazioni simbolo di questa grande famiglia brassicola – e soprattutto il lievito è usato “alla belga”, cioè con ceppi locali che sono in grado di concorrere pesantemente alla formazione del profilo aromatico. In altre parole, a livello olfattivo e gustativo le Belgian Dark Strong Ale sono influenzate dal tipo di lievito usato, percepibile in termini di esteri e fenoli.

Ricapitolando, le Belgian Dark Strong Ale sono birre scure, piuttosto alcoliche e con un profilo aromatico intenso e complesso. Si presentano solitamente con una schiuma generosa, persistente e di struttura fine e colpiscono per intensi profumi di caramello, miele di castagno, pane di segale e soprattutto frutta secca e sotto spirito.

La parte fenolica proveniente dal lievito può aggiungere un ulteriore livello di note speziate, riconducibili alla liquirizia, ai chiodi di garofano e a volte alla vaniglia. La presenza dell’alcool è ovviamente uno dei caratteri distintivi, ma nelle migliori interpretazioni dello stile si manifesta come una calda carezza. Può anche concorrere nella percezione della morbidezza del corpo, che comunque solitamente si mantiene su livelli medi.

Tutta questa opulenza deve essere opportunamente bilanciata da una decisa secchezza finale, più che dal contributo amaro del luppolo che invece è alquanto limitato. In ogni caso le Belgian Dark Strong Ale non devono risultare stucchevoli – problema che come capirai è dietro l’angolo – e dunque evitare di chiudere su tendenze liquorose o sciroppose.

Quadrupel: le cugine delle Belgian Strong Ale

In questa tipologia molto ampia e dai confini labili è opportuno far rientrare anche le Quadrupel, maestose birre tradizionalmente legate ai monasteri trappisti che in qualche modo rappresentano l’estremo della categoria Belgian Dark Strong Ale. Tra i prodotti più celebri di questa pseudo-sottotipologia ricordiamo alcune pietre miliari dell’arte brassicola belga, come Westvleteren 12, Rochefort 10 e St. Bernardus Abt 12.


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