Birre artigianali in lattina o in bottiglia?

Negli ultimi tempi si vedono sempre più lattine di birra artigianale sugli scaffali dei beer-shop e nelle vetrine frigo dei pub. Tre o quattro anni fa sarebbe stato semplicemente impensabile per il mercato italiano: in principio, infatti, fu la birra in bottiglia da 75cl a dare lustro al comparto artigianale; solo in seguito - molto in seguito - iniziarono a farsi largo le sorelle minori da 33cl.

Le bottiglie per birra si trovavano anche nei formati da 50cl, più raramente in altre dimensioni; in ogni caso, la birra era considerata solo se in bottiglia.

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I consumatori in Italia hanno sempre considerato la lattina come prodotto da discount, di fascia bassa, tanto di prezzo quanto qualitativamente. Il vetro invece evoca il vino, la serata in ristorante, il prodotto ricercato. Alcuni birrifici decisero di farsi creare bottiglie su misura per le loro birre in modo tale che fossero serigrafate, brandizzate o, comunque, con un qualche tocco di personalizzazione.

 

La situazione, tuttavia, non si presentava uguale in tutto il mondo: all’estero - in Gran Bretagna specialmente - le birre in lattina erano considerate positivamente e lo stesso valeva per il Nord America. Grazie all’esportazione internazionale di queste diverse abitudini di consumo, il panorama italiano è cambiato in modo molto repentino tanto che alcuni birrifici italiani hanno deciso di lanciare sul mercato le loro birre in lattina.

Bottiglia vs. lattina: chi vince la sfida?

La lattina offre molteplici vantaggi rispetto alla bottiglia:

  • non lascia filtrare la luce
  • è a tenuta stagna
  • non si rompe e quindi non crea, come il vetro, pericolose schegge
  • è facilmente impilabile
  • è molto più leggera del vetro
  • è facile da aprire anche senza alcuno strumento a disposizione
  • è possibile serigrafare per intero la superficie laterale o creare un’etichetta che la ricopra.

 

La luce è un nemico giurato della birra: per questo le bottiglie sono solitamente di colore marrone scuro in modo da limitare (e in alcuni casi ridurre a zero) l’ingresso della luce, la lattina garantisce l’assoluta barriera e dunque la protezione perfetta. L’aria porta a un’ossidazione che può cambiare non solo il colore della birra, ma anche i suoi profumi e sapori. La lattina, se correttamente lavorata, garantisce tenuta stagna.

La bottiglia occupa molto spazio sia nel frigorifero sia sugli scaffali; le lattine - pur con una forma cilindrica - sono più compatte e, soprattutto si possono sovrapporre, l’una all’altra. Tra l’altro è più difficile che vengano riposte al contrario od orizzontalmente. In questo modo abbiamo da un lato praticità, dall’altro rispetto per una birra viva che presenta ancora lieviti al suo interno: questi evitano così di essere scossi e sottoposti a stress e possono depositarsi liberamente sul fondo senza infastidire la bevuta.

L’alluminio, al pari del vetro, è riciclabile ma più leggero: questo è un vantaggio perché, considerando anche lo spazio che occupano le lattine, si può trasportare un volume maggiore di birra rispetto alle bottiglie ad un costo inferiore. Questo fa bene non solo al portafoglio, ma soprattutto all’ambiente.

Alcune birre sono state pensate per essere consumate direttamente dalla lattina che, quindi, si apre molto facilmente e permette di gustarla in qualsiasi momento, posto e situazione. In ogni caso, se possibile, è meglio bere una birra artigianale nel suo bicchiere.

Le lattine sono, in moltissimi casi, davvero belle da vedere e, non avendo curve irregolari a differenza di molte bottiglie, possono essere ricoperte su tutta la superficie laterale, portando molto spesso a un risultato esteticamente molto piacevole.

La lattina, però, è un’arma a doppio taglio: di per sé è un ottimo contenitore ma, se la macchina che le riempie non è perfetta, si rischia un’immissione di ossigeno con una conseguente ossidazione del prodotto il che sarebbe devastante per la sua qualità.

Per avere buone birre artigianali in lattina occorre, dunque, lavorare in modo molto controllato in ogni fase della produzione potendo contare su un impianto automatizzato, veloce e costruito a regola d’arte.

 Ci sono, inoltre, alcune birre che in lattina non darebbero il meglio di sé: è il caso dei Barley Wine di tradizione anglosassone, birre da meditazione che possono ancora maturare a lungo (anche 15 o 20 anni dopo il confezionamento). Lo stesso vale per birre particolarmente gasate, per esempio le Gueuze - dette anche lo Champagne di Bruxelles - perché il vetro sopporta bene alte pressioni a differenza delle lattine.

In conclusione, come spesso accade, la risposta non è univoca: l’uso della lattina va caldeggiato ma anche ponderato soprattutto in presenza di birre artigianali. In ogni caso, le lattine sono ancora ben lungi dallo scalzare le bottiglie dal mercato brassicolo.

 

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