La produzione di Birra Baladin: la tecnologia al servizio dell'artigianalità

Un birrificio capace di unire l’avanguardia tecnologica alla massima esaltazione delle materie prime, aumentando il potenziale produttivo ma garantendo, al contempo, il totale rispetto per le ricette artigianali: tutto questo si è realizzato con Birra Baladin, avverando il sogno del suo fondatore Teo Musso.

Un birrificio capace di unire l’avanguardia tecnologica alla massima esaltazione delle materie prime, aumentando il potenziale produttivo ma garantendo, al contempo, il totale rispetto per le ricette artigianali: tutto questo si è realizzato con Birra Baladin, avverando il sogno del suo fondatore Teo Musso.


La nuova fabbrica di Piozzo, ultimata nel 2016 all’interno dell’Open Garden, è un esempio unico in Italia di automazione per il settore brassicolo, al di là del notevole ampliamento dell’impianto, passato da 25 a 50 ettolitri, che consente oggi di soddisfare la crescente richiesta di birra artigianale Baladin. Nel progettarlo, attraverso una fase di ricerche e lavori durata oltre un anno e mezzo, abbiamo dovuto far combaciare due elementi per noi essenziali, ma difficili da far convivere: l’efficienza, necessaria a ottimizzare tempi di produzione ed energia, e la flessibilità, indispensabile per esaltare il carattere di materie prime, e quindi di birre, molto diverse tra di loro.

Insomma, un birrificio che sapesse adattarsi alla varietà delle ricette Baladin e che semplificasse il lavoro dei suoi birrai, nonostante la crescita dei volumi, garantendo costanza produttiva e qualità impeccabile.

 

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Ma come facciamo?

La tecnologia di Birra Baladin, che dal 2006 coltiva materie prime ad uso brassicolo, parte dal campo e prosegue nel moderno impianto di produzione.

La sala cotte utilizza una tecnologia completamente automatizzata che permette l’ottimizzazione dei tempi di produzione e del risparmio energetico, abbinati ad un elevato controllo qualitativo e ad una flessibilità totale nel creare le ricette delle birre. Nel tino di miscela vengono migliorate le fasi di caricamento acqua/malto e di riscaldamento del mosto per l’attivazione del processo enzimatico. Il tino permette una filtrazione ottimale e gestisce automaticamente lo scarico delle trebbie (attualmente destinate a mangime).

Grazie a un doppio tino di bollitura e di whirlpool (centrifuga), si possono predisporre, contemporaneamente, due produzioni. I tini, inoltre, sono dotati di un sistema sviluppato per le esigenze specifiche della produzione Baladin, che consente l’immissione automatica del luppolo (in pellet, in fiore o combinati) e delle spezie.

Grande attenzione è stata prestata alla progettazione del sistema che permette il flusso dei liquidi (mosto e birra) per garantire sterilità e assoluta assenza di contatto con ambienti esterni. Tutto il sistema è integrato in un ciclo di pulizia e sterilizzazione automatizzato.

Per la realizzazione della nostra impiantistica ci siamo avvalsi della collaborazione di importanti partner tecnici nazionali, nel tentativo di valorizzare il Made in Italy in un ambizioso progetto birrario, molto probabilmente il più importante nel nostro Paese, fino ad oggi. Il birrificio Baladin è attualmente il più grande, tra gli artigianali italiani, per dimensioni e capacità produttiva.

Citando qualche esempio su tutti, l’impianto della sala cotte è stato realizzato dalla Meccanica Spadoni di Orvieto, che si è anche occupata di quello più piccolo, da 3 ettolitri, dedicato all’attività didattica nato, inizialmente, per gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

L’impianto per l’imbottigliamento, invece, è stato affidato alla Mas Pack di San Marzano Oliveto e alla Gai di Ceresole d’Alba, da sempre nota nel mondo del vino e oggi molto impegnata nel settore birrario. Grazie alle loro tecnologie abbiamo aumentato la velocità di riempimento ed etichettatura delle bottiglie (passando da 3.000 a 6.000 bottiglie l’ora, anzi 10.000, nel caso delle bottiglie da 33 cl). Possiamo imbottigliare a temperature più elevate, favorendo l’inizio del processo di rifermentazione e assicurare una perfetta sterilità del processo, garantendo alla nostra birra non fermentata un’assenza di contaminazioni.

Per la pallettizzazione ci serviamo di un robot in grado di gestire in totale autonomia la movimentazione di 2.500 pallet allocati in 3 aree distinte: cella di rifermentazione, cella frigorifera e magazzino di stoccaggio del prodotto finito. Questo sistema, oltre ad ottimizzare gli spazi, garantisce una migliore efficienza nel processo di rifermentazione e una migliore stabilità di prodotto rifermentato grazie al passaggio nella cella frigorifera.

Non solo macchinari

Una tecnologia flessibile che, coadiuvata dal laboratorio di analisi e propagazione dei lieviti (la nostra “centrale di controllo”, con i quattro ceppi selezionati di Baladin), si mette al servizio dell’artigianalità. Questo ci consente di sviluppare nuovi prodotti e di essere sempre all’avanguardia nel settore.

Un sito produttivo utilizzato anche come laboratorio di sviluppo di nuove tecnologie

Pensate alle lattine: Baladin è stato il primo birrificio, in Italia, ad offrire al pubblico birra artigianale in packaging d’alluminio. La mitica Pop, che vuole sdoganare il concetto di qualità a prescindere dalla confezione e a dotarsi della necessaria macchina di riempimento in piccola scala grazie alla partnership con la ditta GAI.

Poi, l’ultima novità di Birra Baladin, il Beermouth, che seppur ispirato ad un’antica ricetta piemontese a base di vino (il vermouth, per l’appunto) è stato realizzato attraverso tecnologie all’avanguardia: le 13 botaniche tradizionali sono state estratte in un laboratorio dedicato, con ultrasuoni e distillazione sottovuoto a bassa temperatura, per preservare la fragranza degli aromi.

Questi sono solo alcuni esempi di come la ricerca, la tecnologia e l’automazione siano, per Birra Baladin, alleati della qualità e della birra viva.

 

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