Miele nella birra: quali tipologie si utilizzano?

La birra è una bevanda che non smette mai di meravigliare. La straordinaria varietà di stili e tipologie brassicole non è che la punta dell’iceberg di un universo praticamente sconfinato, di cui riusciamo a percepire le proporzioni solo quando scendiamo nel dettaglio di precise specialità. 

Prendiamo le birre al miele: rappresentano una nicchia produttiva non molto diffusa, eppure basta approfondire un po’ il tema per scoprire che l’incontro tra i due prodotti permette combinazioni virtualmente infinite. Non è un caso, poiché il miele, rappresentando un’importante fonte di zuccheri (peraltro piuttosto semplici), è usato nel processo brassicolo sin dall’alba dei tempi. Oltre ad antiche bevande fermentate a base di miele (l’idromele su tutte), la storia dell’uomo può vantare almeno un prodotto frutto dell’incontro tra la birra e il “nettare degli dei”: si tratta del Braggot, diffuso sin dal primo secolo avanti Cristo tra le popolazioni dell’attuale Scozia.

 

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Miele e birra: due ingredienti, centinaia di abbinamenti

Oggi le birre al miele rappresentano una categoria piuttosto vaga, che non impone particolari vincoli al birraio. In altre parole quest’ultimo può decidere di aggiungere l’ingrediente speciale a qualsivoglia tipologia brassicola, con un ventaglio di possibilità che sulla carta non pone limiti alla sua creatività. Sul mercato infatti sono presenti Honey Beer chiare e scure, leggere e molto alcoliche, a bassa e ad alta fermentazione. 

A rendere il panorama ancora più complesso c’è la molteplicità di tipologie di miele a cui può ricorrere il birraio: anche in questo caso le opzioni sono tantissime ed è opportuno possedere un minimo di conoscenza dell’argomento per poter considerare l’effetto del miele durante il processo di birrificazione. Inutile sottolineare che ognuna delle tantissime varietà vanta un proprio profilo aromatico – che ovviamente si ripercuoterà su quello della birra – e una composizione chimica specifica.

Dunque in linea di massima una birra può essere brassata aggiungendo qualsiasi tipo di miele. La regola generale vuole che mieli chiari e delicati (acacia, trifoglio) siano associati a birre con caratteristiche analoghe, mentre mieli scuri o intensi a birre più alcoliche e con un profilo aromatico più deciso. In realtà le variabili in gioco sono così tante (in un senso o nell’altro) che affidarsi a questo semplice criterio sarebbe assolutamente riduttivo: è necessario analizzare tutte le caratteristiche della birra e del miele per formulare la giusta scelta, sperando che le previsioni siano poi confermate dal risultato finale.

 

Miele nella birra: ad ogni stile ogni birra la sua tipologia di

Nonostante l’ampia variabilità dell’argomento, il BJCP (Beer Judge Certification Program) ha cercato di stilare alcune linee guida per l’uso del miele nella birra. Facendo riferimento alle tipologie di miele più diffuse negli Stati Uniti (spesso diverse da quelle comuni in Italia), si possono ipotizzare i seguenti utilizzi:

  • Miele di trifoglio (chiaro e delicato) con birre speziate, Brown Ale, Stout e birre leggere;
  • Miele di erba medica (chiaro e delicato) con Ale di stampo britannico e basse fermentazioni chiare;
  • Miele di salvia (chiaro e delicato) con Pale Ale;
  • Miele di tupelo (dal carattere distintivo) con Ale di stampo britannico e basse fermentazioni chiare;
  • Miele d’arancio (chiaro e corposo) con birre speziate e natalizie;
  • Miele di lampone (bianco e delicato) con Ale britanniche e birre alla frutta;
  • Miele di mirtillo (scuro e fruttato) con Stout, birre speziate e alla frutta;
  • Miele millefiori (chiaro o ambrato e deciso) con Pale Ale e Specialty beers;
  • Miele di grano saraceno (scuro e forte) con Stout e Porter.

Anche in questo caso, tuttavia, le indicazioni risultano piuttosto generiche e valide solo come strumento iniziale per orientarsi nella sterminata gamma di possibilità offerte dalle birre al miele. Come specificato si tratta di varietà disponibili negli Stati Uniti, alcune delle quali poco diffuse in Italia. Tuttavia l’elenco è utile per capire che le combinazioni sono virtualmente infinite

In aggiunta non bisogna dimenticare che spesso i birrifici artigianali sono soliti impiegare nelle loro birre i mieli prodotti da piccole aziende locali, che magari propongono varietà rare e poco conosciute. Questo elemento è tanto più vero per il contesto italiano, che può vantare una biodiversità unica al mondo e un tessuto imprenditoriale composto da tante piccole realtà sparse sul territorio. In questi casi le cosiddette Honey Beer possono assumere connotati completamente nuovi, aprendo la strada nei confronti di inediti e sorprendenti incontri tra due prodotti alimentari – cioè la birra e il miele – capaci di condividere una storia antichissima ed estremamente interessante.

 

In conclusione, le Honey Beer rappresentano una tipologia birraria senza vincoli precisi. Allo stesso modo non ci sono limiti alle tipologie di miele che un birraio può prevedere nella sua ricetta.

 

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