Degustazione della birra al miele di Baladin: alla scoperta di Mielika

Articolo a cura di Simonmattia Riva, Biersommelier

 

Il miele è come il sole del mattino, ha tutta la grazia dell’estate e l’antica frescura dell’autunno. È la foglia appassita ed è il frumento.
(Federico Garcia Lorca)

Il miele è un alimento ancestrale, ambito fin dai primi ominidi, ed è stato anche il primo medium verso gli stati di ebbrezza: l'idromele, frutto della fermentazione di miele stemperato in acqua, è infatti la bevanda inebriante più antica della storia, di gran lunga antecedente alla nascita dell'agricoltura.

 

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Dall’antico Egitto ai giorni nostri: la storia delle birre al miele

L'assonanza tra profumi e i sapori dei mieli e dei cereali maltati impiegati nella birrificazione ha reso il nettare distillato dal lavoro delle api un ingrediente utilizzato dai mastri birrai fin dalle epoche più antiche: già dalla Mesopotamia e dall'antico Egitto abbiamo infatti notizia di birre arricchite dal prezioso ingrediente zuccherino.

In epoche più recenti le birre al miele, pur non rappresentando certo la tipologia più diffusa, possono vantare una diffusione geografica decisamente ampia: se ne trovano tracce secolari, in particolare, nelle tradizioni britanniche e belghe.

Negli ultimi decenni, poi, la rivoluzione dei microbirrifici artigianali ha portato pressoché ovunque i mastri birrai a riscoprire le tipicità agroalimentari dei propri territori e a dialogare con i loro coltivatori o artefici: una birra artigianale impreziosita da un particolare miele diventa così il frutto di una collaborazione che lega due diversi pianeti della galassia delle fermentazioni e un manufatto che esprime al quadrato le irripetibili peculiarità di un'area geografica o l'affinità elettiva tra due produttori legati dal comune obiettivo della qualità.

 

La birra al miele oggi: le origini di Mielika Baladin

E' proprio quest'ultimo il caso di Mielika Baladin, frutto dall'incontro di due pionieri visionari e iconoclasti come Teo Musso e Andrea Paternoster, deus ex machina di Mieli Thun: come racconta proprio Paternoster, prima che le rispettive imprese aprissero i battenti, le Langhe erano solo vino e la Val di Non solo mele.

Sempre Andrea ricorda come fu piacevolmente sorpreso di scoprire nella credenza di casa di Teo più di trenta barattoli di miele delle più disparate varietà e provenienze: la collaborazione divenne a quel punto profonda intesa.

Tra i tanti profumati petali di casa Thun, Teo si lasciò alfine conquistare dal miele di erica con i suoi toni dolci di caramello e toffee bilanciati da ricordi floreali e speziati di camomilla, zafferano e curcuma che sfumano in un finale leggermente amaro. La prima birra al miele di Baladin si chiamò infatti Erika, nome poi mutato in Mielika quando si decise di cambiare la ricetta aggiungendo il miele di melata a quello di erica.

 

Degustiamo Mielika, la birra al miele Baladin

Inclusa nel novero delle Speciali Baladin, come le sorelle, Mielika è racchiusa in bottiglia da un tappo in sughero ricoperto di ceralacca, ovviamente del colore del miele.

Versata in un calice a tulipano o snifter a una temperatura non inferiore ai 10°C, si presenta dorata carica con riflessi aranciati e decisamente opalescente a causa dell'assenza di filtrazione, mentre la schiuma, candida e fine, è crepitante e piuttosto evanescente a causa dell'elevato grado alcolico.

Il bouquet invia subito alle narici una sinfonia primaverile di fiori di camomilla che evolvono in pochi secondi in toni più caldi di biscotto secco, miele chiaro, pera abate e albicocca matura fino a giungere al caramello biondo.

Un'ulteriore permanenza nel bicchiere permette però l'espressione di una sorprendente evoluzione che dona note di mandorla tritata, marzapane e un eco di scorza di limone che crea un'illusione di crema pasticcera, dopo alcuni sorsi potremo sentir giungere dal bicchiere fresche e verdi pennellate di clorofilla e foglia di pomodoro.

In bocca la carbonazione si rivela fine ma ben presente mentre il corpo è rotondo e ben strutturato; al gusto evoca immediatamente una fetta di pane casereccio spalmata di miele, immagine iconica della sinergia tra i malti e l'ingrediente speciale, segue poi una componente fruttata improntata all'albicocca matura e alla nespola, mentre a medio palato si apprezzano nuovamente i fiori di camomilla che avevano colpito in prima battuta l'olfatto.

La freschezza floreale evolve poi, sul fondo dell'arcata palatale, in una nota speziata e quasi balsamica che contrasta la dolcezza e prelude a un amaro erbaceo moderato, colorato di erba tagliata e trifoglio, che chiude armonicamente il sorso prima di un ritorno della fetta biscottata al miele nel retrolfatto.

I mieli si esprimono in Mielika proprio con l'avvicendamento di calore e frescura cantato dal poeta.

 

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