American Pale Ale interpretate da Baladin: Rock'n'Roll

“Il rock non eliminerà i tuoi problemi. Ma ti permetterà di ballarci sopra”, disse Pete Townshend, leader e chitarrista dello storico gruppo rock The Who. Con una riflessione diversa, ma per certi versi complementare, Billy Idol sostiene che il rock non sia arte ma, semplicemente, il linguaggio della gente comune: forse non il più elegante ma di certo schietto, senza peli sulla lingua e comprensibile a tutti.

 

La nascita di Baladin Rock’n’Roll

Le birre di Baladin hanno fin dagli esordi suonato musiche inusuali, sofisticate: a volte sinfonie medievali o ritmi barocchi, altre invece melodie ispirate alle tradizionali mediterranee o mediorientali, ma dal 2009, con il lancio di Open, anche il rock ha cominciato a risuonare tra i fermentatori alloggiati a Piozzo.

 

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La birra dalla ricetta aperta, disponibile a tutti, che fu protagonista di una memorabile edizione del concorso homebrewer Una birra per l'estate, è stata infatti la prima “figlia liquida” di Teo Musso a esibire una netta impronta luppolata e ad essere concepita per un pubblico da pub e non per il mondo della ristorazione.

Open è a sua volta diventata matrice di numerose evoluzioni tra cui la Rolling Stones, nata per celebrare il centesimo numero dell'edizione italiana della celebre (e omonima) rivista e divenuta poi, per traslato, la Baladin Rock’n’Roll.

 

Un’American Pale Ale dal look e dal sound grintosi

L'etichetta è nera, come gran parte dei capi di abbigliamento negli armadi dei rocker di tutto il mondo, mentre il tappo metallico a corona, che non richiede l'elaborato cerimoniale della rimozione della ceralacca e dell'estrazione del tappo in sughero ed è il più diffuso metodo di chiusura delle bottiglie di birra in tutto il mondo, esplicita prima ancora dell'apertura come la Rock’n’Roll parli un linguaggio diverso dalle altre sorelle di casa Baladin.

In una birra nata da un'evidente ispirazione musicale anche l'udito ha necessariamente un suo ruolo: lo stappo della Rock’n’Roll di Baladin genera un caratteristico soffio che rivela la sua frizzantezza più elevata rispetto ai canoni del birrificio.

Versata in una pinta americana, il bicchiere, che ha accompagnato le American Pale Ale fin dalla loro comparsa agli albori del movimento craft d'oltreoceano, si mostra di colore dorato carico, con riflessi aranciati e una naturale opalescenza dovuta all'assenza di filtrazione. L'abbondante schiuma che la sormonta è candida, compatta, fine e di lunga persistenza: gli oli essenziali dei luppoli sono del resto amici della schiuma e coadiuvanti del suo vigore.

 

Un gusto e un profumo a tutto agrumi

L'impatto aromatico conduce il nostro olfatto dritto dritto in una sinfonia di agrumi declinata in particolare sulle arance: in un primo momento esso richiama infatti l'arancia vaniglia con la sua morbida buccia, mentre qualche secondo di permanenza nel bicchiere fa invece emergere la maggiore muscolarità delle varietà tarocco e sanguinella. Le olfazioni successive ai primi sorsi faranno scivolare verso sensazioni ancora più calde e sinuose, con un'evidente presenza della scorza d'arancia candita. E a rendere più vario il paesaggio aromatico emergono tocchi più pungenti e terrosi che richiamano il pompelmo giallo e le radici officinali.

Al sorso l'attesa carbonazione vivace e un'evidente nota sapida, quasi salina, sospingono un'impronta gustativa in cui l'interazione tra malti e luppoli regala una suggestione di marmellata d'arance affettate spalmata su una fetta di pane casereccio. A medio palato, invece, la dolcezza maltata cala d'intensità lasciando il campo a una nota più schietta di polpa d'arancia vaniglia coronata da una punta piccante di zenzero fresco prima di un'ulteriore virata verso la scorza d'arancia, che emerge nettamente definita tra il medio palato e il finale, che è amaro come lo stile dell’American Pale Ale richiede ma in modo molto aggraziato e senza alcuna estremizzazione: la chiusa è infatti agrumata ma richiama più la morbidezza femminea della buccia d'arancia che la ruvidità mascolina dei pellet di luppolo, mentre dal retrolfatto giungono evocazioni di mandarino e, ancora una volta, di arancia vaniglia.

Tra le caratteristiche più peculiari di Baladin Rock’n’Roll, oltre al corpo non troppo snello grazie alla una presenza di un significativo residuo zuccherino che accomuna molte produzioni di Casa Baladin, vi è la texture setosa, quasi succosa, che avvolge e accarezza lingua e palato contribuendo in modo determinante, al pari del corpo, a mitigare la percezione dell'amaro.

Un rock che ha intrecciato le sue radici americane con il sole mediterraneo e ha scelto un'arena estiva all'aperto, in mezzo ad un aranceto, per mettere in scena il suo concerto di profumi e sapori.

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