Viaggio in un bicchiere di Baladin Leön

Il Natale è l'amore in azione. Ogni volta che amiamo, ogni volta che doniamo, è Natale. (Dale Evans Rogers)

Produrre birre speciali per le festività natalizie è una storica usanza consolidata in tutti le nazioni di grande tradizione brassicola. Ma è principalmente grazie al Belgio e alla notevole creatività, sovente venata di follia, dei mastri birrai fiamminghi e valloni, che le birre di Natale sono diventate famose in tutto il mondo. E con i loro audaci accostamenti di aromi, profumi e ingredienti inconsueti hanno conquistato i palati e la fantasia anche dei bevitori dei Paesi, come l'Italia, relativamente nuovi al fenomeno delle birre di qualità.

 

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Gli ingredienti delle birre di Natale

Non c'è una regola precisa o un disciplinare a cui attenersi per produrre una birra natalizia: ogni mastro birraio è libero di darne la sua interpretazione. È possibile, però, individuare alcuni fili conduttori nell'elevato grado alcolico, perché naturalmente la stagione fredda richiede bevande corroboranti e riscaldanti, e nella prevalenza di sentori caldi e morbidi.

Molto spesso si tratta di birre dalla tendenza dolce e non di rado arricchite da ingredienti speciali: in primo luogo spezie calde, legate alla pasticceria natalizia, e scorze d'agrumi.

 

La genesi di Baladin Leön

Non può dunque sorprendere che un birrificio come Baladin, nato con un'originaria impronta belga prima di divenire un emblema di italianità in tutto il mondo, abbia prodotto fin dal 1998 la sua specialità natalizia e l'abbia chiamata Nöel, in omaggio a una delle due anime linguistiche della nazione ispiratrice.

Uno dei motivi per cui il mondo e la vita sono così affascinanti è però l'eterogenesi dei fini: così il notevole successo di pubblico riscontrato da Nöel ha reso sconveniente limitarne la produzione e la commercializzazione al solo periodo natalizio. E anche il nome, tanto semplice e immediato ma inevitabilmente “stagionale”, rischiava di tramutarsi in una gabbia autolimitante.

La soluzione adottata a Piozzo è stata pertanto quella di creare delle versioni annuali arricchite con ingredienti speciali (Nöel Chocolat, Nöel Café, Nöel Liquirizia...) e di ribattezzare la versione originaria “nuda”, fedele a una scuola brassicola belga secondo cui le suggestioni speziate e fruttate vanno create con il solo lavorìo dei lieviti, Leön: il rovesciamento del destino di una birra santificato dal ribaltamento speculare del suo nome

 

Analisi olfattiva di una Baladin Leön

Rimossi il tappo di sughero e la ceralacca che lo ricopre, Leön va versata in un balloon o in uno snifter, dimora ideale per la sua calda ricchezza aromatica.

Il colore è ramato scuro tendente al mogano ma punteggiato da suggestivi riflessi rubini, il liquido è leggermente velato a causa dell'assenza di filtrazione e sormontato da una schiuma fine e suggestivamente crepitante, come un focolare invernale, tinta di ocra scuro.

Il bouquet è un gioco a rimpiattino tra sentori caldi e legati alle tostature e note fruttate decisamente più rinfrescanti: alla prima famiglia appartengono i profumi di mallo di noce, fava di cacao, carruba, cioccolato al latte e dattero che avvolgono subito le narici, le quali sono però poi tratte in altra direzione da suggestioni di pera kaiser matura, pesca sciroppata, ananas e mango disidratati. 

Il connubio tra i due poli dona avvolgenti sinergie che ricordano gli alchechengi immersi nel cioccolato o una pesca melba con crema di cacao. Basta qualche minuto di permanenza nel bicchiere per far emergere una nota fruttata di fragola, marchio di fabbrica di numerose produzioni di Baladin, e caldi tocchi di coriandolo e cumino; il tenore alcolico è olfattivamente avvertibile ma non in modo grezzo e richiama suggestioni di un cioccolatino al rum.

 

Analisi degustativa di una Baladin Leön

In bocca esibisce una carbonazione molto moderata e un corpo rotondo, piuttosto pieno. L'impatto gustativo iniziale è improntato al cacao e alla carruba, ma viene subito mosso da un vivace spunto acidulo che ricorda dapprima l'amarena e il lampone; successivamente, con qualche grado di temperatura in più, la papaya e, legandosi all'iniziale carattere tostato, dona una suggestione di un caffè monorigine etiope. 

Il medio palato è piacevolmente increspato da una nota polverosa di cacao ma le sensazioni boccali rimangono morbide, con evocazioni di cappuccino, caramello bruno e cuneese al rum e preparano a un finale carezzevole, totalmente avulso da pungenze o asperità, e improntato nuovamente a sentori di cacao e caffè monorigine del Corno d'Africa. Nel retrolfatto vengono accompagnati da un avvolgente calore etilico in grado di scaldare qualunque stagione.

 

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