Super: il modo Baladin di fare Belgian Strong Amber Ale

Articolo a cura di Simonmattia Riva, Biersommelier

Il coraggio è all'inizio dell'azione, la felicità alla fine.

Il filosofo greco Democrito è stato il primo dei tanti uomini di pensiero ad incoronare il coraggio come virtù dell'inizio: senza di esso è infatti impossibile rompere abitudini e schemi consolidati, lasciarsi alle spalle ciò che dà conforto e tranquillità e lanciarsi in nuove imprese.

 

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Super, una delle prime birre nate in casa Baladin e la prima ad essere stata imbottigliata, nell'ormai lontano mese di febbraio del 1997, è un'icona del coraggio e del rischio su più livelli: il rischio di abbandonare la rassicurante routine di un pub di paese per produrre birra artigianale, qualcosa che in Italia ancora non esisteva come categoria merceologica; il coraggio di sfidare le leggere e amarognole lager industriali con una potente birra di ispirazione belga e a prevalenza dolce; il coraggio di collocarla in una bottiglia elegante e andarla a proporre nell'alta ristorazione, ove per le birre vi era un immaginario ma ben solido cartello “io non posso entrare”...

Stappiamo una Super Baladin!

Assaporare un bicchiere di Super significa ripercorrere tutte queste storie e altre ancora: quella del suo nome, ovviamente benaugurante per la nuova impresa, ad esempio, quella di essere la prima birra artigianale italiana distribuita in bottiglia o quella della sua ispirazione schiettamente belga, al pari delle altre prime nate a Piozzo, vincendo ingiustificate diffidenze allora troppo diffuse nel mondo della birra artigianale.

Dopo aver pazientemente rimosso la copertura in ceralacca, il rito dello svitamento del tappo di sughero è accompagnato da un suono tenue, indice di una moderata frizzantezza che sarà poi verificata dal palato.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Dentro un calice a tulipano, uno snifter o, naturalmente, un Teku - i bicchieri migliori al fine di lasciarle esprimere compiutamente la sua ricchezza aromatica - Super colpirà dapprima l'occhio con il suo colore ramato carico, dai riflessi aranciati: una tinta che evoca un tramonto di fine estate o un tiepido ma benedetto sole autunnale, che va a posarsi sulle prime foglie cadute e a carezzare le castagne mentre matura la loro saporosa polpa.

Una leggera opalescenza testimonia l'assenza di filtrazione, mentre la schiuma è un discreto e fine copricapo color avorio dalla non lunghissima persistenza.

Super Baladin: analisi olfattiva

L'olfatto viene solleticato inizialmente da un sorprendente aroma di noce di cola a cui segue un pout pourri di esteri fermentativi in cui spiccano una rustica pera matura, l'albicocca disidratata e una variazione agrumata che comprende la marmellata d'arance affettate, le scorzette candite e l'acqua di fiori d'arancio.

 

Al pari del colore, anche i primi profumi evocano dunque suggestioni autunnali e calde, rinforzate ulteriormente dall'arrivo degli assertivi aromi maltati venati di toffee e fudge.

Dopo qualche secondo di permanenza nel bicchiere, si fanno largo nuovi e piuttosto sorprendenti sentori fermentativi: un evidente richiamo di frutta rossa, che oscilla tra l'amarena sciroppata e un candy alla fragola, porta con sé il ricordo di folli e indimenticabili birre della campagna vallona sicuramente care a Teo Musso per poi lasciare il campo a suggestioni di datteri e fichi neri ripieni di mandorle, l'innalzamento della temperatura permette infine di apprezzare un lieve tocco speziato che evoca il pepe di Giamaica, un dettaglio che risulterebbe inapprezzabile se si seguisse l'errato costume di servire e bere birre a temperatura glaciale.

Un delicato equilibrio

È invece tra i 10°C e i 14°C il punto termico ideale per lasciar esprimere al meglio la Super, che al sorso si dona con una carbonazione moderata già intuita durante lo stappo e un corpo piuttosto pieno, dall'importante residuo zuccherino che va a sostenere sulle proprie spalle sensazioni gustative coerenti con quelle olfattive: cola, agrumi canditi, mallo di noce fresca, datteri e fichi secchi si rincorrono tra le papille mentre l'arcata palatale è sedotta da una reverie delle care vecchie caramelle d'orzo.

L'evidente e indiscutibile prevalenza del gusto dolce evita però la stucchevolezza grazie al bilanciamento offerto da un sottile ma chiaramente percepibile punto amaro finale, venato di genziana e radice di liquirizia.

La Super nasce nelle Langhe ed è forse inevitabile che, assai più della secchezza che domina nelle piane fiamminghe, evochi la Vallonia con le sue Ardenne: dolci colline boscose da percorrere a piedi o in bicicletta prima di concedersi il conforto di un calice ricolmo di una piena e robusta birra ramata osservando gli alberi tingersi dello stesso colore.


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