La pasta del pastaio di Gragnano
Rappresentano l’antica tradizione pastaia gragnanese. Sono le canne sulle quali, come un tempo, la pasta è posta ad essicare a conferire la forma tipica. Molto difficili da realizzare con le antiche tecniche artigianali sono motivo di vanto ed orgoglio per
“Il Pastaio di Gragnano”. Rappresentano lo “stato dell’arte pastaia” nel mondo.
Fratelli maggiori degli spaghetti anch’essi molto difficili da realizzare con le antiche tecniche artigianali rappresentano lo “spaghetto grande bucato” vero esercizio di bravura e tecnica da parte del “mastro pastaio”.
Proprio la loro similitudine a piccole cannucce li rende molto pronti nell’assimilare sughi e condimenti.
Rappresentano un formato appartenente alla tradizione ligure. La sezione schiacciata e la forma leggermente convessa ricordano uno spaghetto schiacciato, rendendole perfette per catturare i sughi specie quelli a base di verdure e pesce tipici della loro terra di origine.
Sono una variante del fusillo con buco. Sono caratterizzati nella forma da due alette attorcigliate che si incontrano in un armonioso andamento a spirale, che cattura ogni tipo di condimento.
Si ispirano allo strumento per la scrittura e sono caratterizzate dal taglio obliquo, “a pennino” appunto. Le penne sono di origine campana, dove nascono lisce ma per soddisfare le esigenze di tutti i palati si propongono anche nella variante con le righe. La loro versatilità li rende amate in tutta Italia.
Poteva l’estro dei pastai gragnanesi non trarre ispirazione dal famoso vulcano per un nuovo formato di pasta?
La sua forma a bottoncino gli consente una cottura uniforme che, unita alla grande quantità delle semole utilizzate,
gli conferisce una consistenza molto gradevole ed apprezzabile. Ottimo anche per piatti freddi, si abbina benissimo
a pesce e verdure.
Le eliche giganti nascono dalla tradizione pastaia gragnanese. La forma richiama la lavorazione dell’impasto,
un tempo al torchio, oggi alla pressa.
I Rigatoni nascono a Roma ed appartengono ad una tradizione tutta italiana. La forma cilindrica e la rigatura importante ne fanno un’opera d’arte, rendendoli ideali, infatti, per trattenere il condimento su tutta la superficie, esterna ed interna e per restituirne,
poi, tutta la varietà di sapori.
Il Pastaio di Gragnano ha dedicato al Baladin (e come poteva essere altrimenti...) questo insolito formato “misto”.
Apprezzatissima dai bambini per la sua allegria, lascia spazio alla fantasia per i primi più insoliti e gli abbinamenti più temerari.
Ottima non solo asciutta ma anche per le zuppe, specie di verdure e passate.
A Gragnano le hanno sempre fatte lisce. La trafilatura al bronzo e l’essicazione lenta a bassa temperatura, conferiscono una porosità che trattiene il sugo senza bisogno delle righe... E lisce sono più buone.
Il Pacchero è Gragnano. Lo storico antico formato che rende onore e giusto merito alla “arte pastaia”.
Un tempo famosa come la “pasta dei poveri” perché bastavano pochi, ma grandi paccheri, per riempire il piatto.
“Il Pastaio di Gragnano” ha ricreato nelle forme, nella rugosità e nello spessore l’antico pacchero originale.
Nascono dai più apprezzati, tra le paste corte, formati della tradizione pastaia gragnanese, i paccheri,
per soddisfare le esigenze, in evoluzione, dei consumatori. La pasta, dal secondo dopoguerra comincia ad essere
preparata anche con condimenti a base di pesce, a cui i calamari si prestano più degli altri formati.

 
<<... celebratissima è la pasta di Gragnano e fra tutti, per la loro proporzione cilindrica, sono reputati i maccheroni della zita>>.
Gli ziti, come ricorda Francesco De Boucard nel 1866 in , era la pasta un tempo destinata alle grandi occasioni e
tradizionalmente preparata dalla (la zitella) poco prima delle nozze. Nella versione corta diventa piacevole compagno
di sughi a base oleosa o fresche fantasie di verdura.
La particolare forma avvolta evoca l’antica origine <> appunto: un’interpretazione della “pasta busiata” d’origine araba ottenuta con il “bus”, la sottile canna di una pianta con cui un tempo si avvolgevano i pezzetti d’impasto. Il formato classicamente nasce in Sicilia ma diventa presto tipico di molti paesi del centro-sud e fa delle Caserecce uno dei formati più originali della tradizione pastaia Gragnanese. Nel movimento assomigliano dei fusilli meno ritorti.
Appartengono alla tradizione locale gragnanese. Un tempo chiamate anche “fettuccine ricche”, proprio per la loro forma lunga,
a nastro, impreziosita ai due lati da un’arricciatura. Furono inventate in onore della Principessa Mafalda di Savoia.
Devono il loro nome al adoperato dalle filatrici e alla peculiare lavorazione: venivano infatti avvolti intorno
ad un filo di ferro per la lana (che ricordava appunto quello usato nella filanda) così da assumere la tipica
forma a spirale. Esprimono al meglio la loro bontà conditi col tipico ragù del detto anche oppure
conditi con pecorino o parmigiano, con sughi di pomodoro e verdure, peperoni e melanzane.
La loro origine risale alla tradizione dell’arte pastaia gragnanese. All’inizio la loro lavorazione consisteva nell’amalgamare ad arte acqua e semola di grano duro. Anche oggi, come un tempo, vengono lavorati a mano con la stessa passione, da maestre pastaie gragnanesi.